MILANO, NON E’ UNA CITTA’ PER DISABILI….

Ciao,

questo di oggi è un tema, che avevo già affrontato qualche tempo fa …sicuramente in maniera molto più superficiale rispetto a quanto vissuto in prima persona da Fabrizio Marta, blogger rotellato, come lui si definisce. Leggete la sua intervista, non mi permetto di aggiungere altro!

A Expo in carrozzina: “Milano non è ancora pronta”
In carrozzina all’Expo, ascensori rotti e marciapiedi: “La città non è pronta”

A ottanta giorni dall’inizio di Expo la città è ancora “chiusa” ai disabili. Marciapiedi, ascensori rotti e assenza di indicazioni: il racconto di un blogger “rotellato”

A Expo in carrozzina: “Milano non è ancora pronta”

Quattro giorni in giro per la città. Quattro giorni a “fingere” di essere un turista arrivato a Milano per l’Expo 2015. Quattro giorni a provare, controllare, sperimentare sulla propria pelle se il capoluogo lombardo è davvero una città accessibile a tutti. Quattro giorni per capire che “no, Milano non è pronta ad accogliere le persone in carrozzina che arriveranno dal primo maggio prossimo”.

A Fabrizio Marta, blogger “rotellato” – come si è autodefinisce sul suo “Rotellando” – non piace essere catastrofico. E non vuole esserlo. Ma, dopo un weekend intero – dal sei al nove febbraio – passato in giro per Milano sulla sua carrozzina in compagnia di “Milano da vedere“, ammette che “non è semplice fare uscire della positività dalla situazione”. I negozi e i locali privati sono quasi totalmente inaccessibili, “ma stanno provando a fare qualcosa”. Gli spazi pubblici – metropolitane, stazione e strade – molto spesso sono “chiusi” ai disabili e quando ci sono, i servizi non sono sufficientemente indicati.

Evidentemente non un biglietto di presentazione ottimo a ottanta giorni dall’inizio di Expo. Anche perché i problemi non sono pochi. “Sono arrivato a Milano Malpensa venerdì scorso – racconta Fabrizio a MilanoToday – E lì c’è un’ottima organizzazione e un buon progetto da parte di Sea che dà ai disabili una guida con i luoghi accessibili della città. Da lì ho preso il Malpensa Express, che è perfettamente accessibile, e ci si sale direttamente dal Terminal 1”. Un “buon impatto, quindi”, ammette il blogger rotellato.

A Cadorna, i primi problemi. “In stazione c’è un ascensore interno che ti porta alle linee della metro. E’ funzionante – conferma Fabrizio – ma non è per niente segnalato. A quanto so, Trenord si sta battendo per mettere in quei due, trecento metri le segnalazioni verso l’ascensore per fare in modo che sia visibile e per rendere la vita più semplice ai disabili”, spiega Fabrizio, con la solita voglia di non essere catastrofico. E la innata voglia di non arrendersi ai problemi, che – evidentemente – non mancano. L’arrivo a Milano Centrale, altra tappa del viaggio, significa infatti scontrarsi con un nuovo disagio.

“A Cadorna l’assistenza Atm ti chiede in che stazione sei diretto per vedere se al punto d’arrivo l’ascensore è funzionante. E’ un po’ come avere un patema d’animo continuo”. E, a quanto pare, inutile. Perché all’approdo a Centrale, ecco la brutta sorpresa. “Quando siamo arrivati l’ascensore non funzionava nonostante avessimo chiamato come ci avevano chiesto – spiega Fabrizio – e se sei da solo questo naturalmente non è un problema da poco”.

E, naturalmente, lo sarà per i duecentomila disabili che arriveranno in vista di Expo, che molto probabilmente saranno stranieri e – sottolinea il blogger – “a tutti questi disagi dovranno aggiungere anche il problema della lingua”.

Milano, però, non è solo marciapiedi alti, strade in pendenza, barriere architettoniche e disagi. Anzi. “Ho visitato un sacco di musei e mi sono sembrati tutti estremamente organizzati sia all’esterno che all’interno”, sorride Fabrizio. “E sono sicuro – continua – che anche i privati stanno provando a loro modo a migliorare la città”. Un po’ di amaro in bocca, però, resta.

“Il problema grosso – spiega – è muoversi in città. L’Expo all’interno sono certo che sarà organizzato alla perfezione, ma il vero guaio sarà arrivarci. Ho la sensazione che in città è come se ognuno facesse un pezzo e manca un coordinamento generale. Della serie – analizza Fabrizio – Expo si occupa dei suoi padiglioni e del luogo, ma si dimentica di pensare a come i turisti possono raggiungere l’area”.

Il responso, insomma, non è catastrofico. Ma non è positivo. “La città non è pronta all’Esposizione universale, è sotto gli occhi di tutti – dice amaro Fabrizio – Negli anni ’90 la vedevo come una città moderna che si stava muovendo anche verso una maggiore accessibilità. La sensazione – conclude – è che si sia fermata lì

Fabrizio Marta in piazza Duomo (Foto di Alvise Crovato)

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